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mercoledì 19 novembre 2008

La Depre

La chiamano così, in spagnolo, perchè è slang, e perchè forse c'è paura di sporcarsi le labbra con quella parola sinistra, che ti trascina in fondo, ti stringe la gola, ti punge i fianchi, fermandoti la vita come sabbia in un motore. Io la depressione la vivo. A volte vince lei, e sembra apatia, o pigrizia. A volte vinco io, e ho la sfrontata euforia di chi vive l'attimo. Scrivere significa per me, in questo senso, combattere. E oggi dopo un inizio spento, mi sono rialzato. Già questo mi fa sentire più leggero. Non scrivevo da sei mesi, e ho avuto anche buoni motivi. Sono tornato oggi.

martedì 27 maggio 2008

LETTERA D'AMORE IN UN POMERIGGIO DI GIUSTA DISTANZA

LETTERA D'AMORE IN UN POMERIGGIO DI GIUSTA DISTANZA


Claudia, fiore,

Le cose vanno viste alla giusta distanza. Troppo occupato da pensieri devianti, perdo ogni giorno il significato dei miei ricordi, se non li salvo in una fotografia. Per questo sono seduto in una panchina di confluenza, tra le scale e il corridoio. I Dik Dik dell’Isola di Wight e le zanzare sono la mia compagnia, ma stavolta ho un pensiero nitido e diretto. Guardo il fondo del corridoio, lì dove l’ingresso del salone si riflette sul pavimento come un palazzo di libri in una pozzanghera di luce del pomeriggio. E vedo noi, tra la libreria bianca, montare da estranei il tuo portacd, e quella estraneità durare i pochi metri dal salone al bagno. Non capirò mai cos’è l’amore, se non trovo il tempo per ricordarlo. Se permetto alle brutture di ogni giorno di corroderlo. L’amore è quella carezza unica che si posa su due sguardi soli e li concentra su un unico orizzonte. E l’amore è un regalo, di te che cedi la tua energia e i tuoi giorni più belli e sofferenti a me, che arrivai per caso e resterò per un buon motivo: tu

Ti amo, e ho il groppo in gola, perché quasi piango di gioia.

Gianluca*

sabato 2 febbraio 2008

Milan - Napoli

Un 14 gennaio dell'Ottantotto, sarà stata la pastiera o il destino, ma il
Napoli iniziò l'anno subendo a Milano rossonera un rovescio pesante. Quattro
a uno, San Siro in delirio, Van Basten e Gullit passeggiavano sulle spoglie
azzurre, la squadra di Maradona irriconoscibile. Tiziana, la più carina
della classe, faceva diciott'anni. Incredibile, sono passati vent'anni,
Tiziana ha marito e figli, e neanche mi saluta più. I giri della vita ci
cambiano, ci bruciano, ma il calcio riannoda fili lontani. Il Diavolo e il
Ciuccio sono ancora lì, con la loro storia, a farci palpitare, soffrire,
imprecare. Un trucco per trovare in una maglia quella speranza che troppe
volte la vita stessa mette in crisi. Ventidue eroi in calzoncini, per
sentirsi anche noi da casa, vivi. E più giovani di vent'anni.

IL LATO DOLCE DEL TEMPO

A Paola Sclebin e Valentina Florio, neomamme.


Per te un miracolo, una scommessa,
il lato dolce del tempo.
Una voce e uno sguardo nuovi,
dentro una presenza,
affacciati sul mondo una speranza.
Per gli altri è solo tuo figlio.

martedì 19 giugno 2007

LE CORNA

Riusciva, quella donna, a nascondersi e a nascondermi la sua vita.
Avrebbe potuto celarmi una vita parallela di uomini e gemiti frettolosi, in un autogrill della statale. Scelse di nascondermi un libro.
Nei momenti vuoti non guardava la tv, girava le pagine da più di un mese.
Per se stessa. Orgogliosa come una gatta ferita, sognava settembre.
Una riscossa che poteva diventare una valanga senza limiti.
E pazienza se era sola. Meglio essere creduta traditrice che vinta.
E pensando questo, girò pagina e chiuse un altro capitolo.

martedì 29 maggio 2007

STARSENE A CASA

BEPPE GRILLO & A.A.V.V. - GLI SCHIAVI MODERNI
Starsene a casa
Aggiornamento. Da agosto non lavoro. Ti promettono un posto di project manager in un
tour operator, e dopo un mese di lavoro nero, in straordinario da venditore di vacanze, torni
a casa. Ecco, io vorrei, caro Beppe, che venisse fuori una cosa. Starsene a casa se si vuole
lavorare porta una sola cosa: depressione. Ti senti inutile, scaricato, ti senti in colpa se esci il
sabato, perché sai che per te è purtroppo vacanza tutti i giorni. Ti consumi gli occhi davanti
al pc, tra le offerte di lavoro e le mille alternative per distrarti. La qualità del sonno peggiora,
le amicizie si deteriorano, il senso dell’umorismo sfuma, e ti fai domande. Ti chiedi cosa sarà
di te quando i tuoi non ci saranno più. Ti domandi come si può vivere di mance a 34 anni e
mezzo dopo una Laurea e un Master, ti inventi delle attività. Così fai editing, inauguri siti web, fai fotografia d’arte, scrivi racconti e discorsi politici, dai consigli di marketing e scendi in Camera di Commercio per fondare un’impresa. Pensi alle speranze dei primi anni, ai punti di svolta, a quelle volte che hai rifiutato un lavoro o quando ne hai accettato un altro. In questo quadro vivere con la tua donna, progettare un futuro, diventa secondario. Hai paura di mettere in circolo le tue infelicità e distribuirle a un figlio che non c’entra nulla. Vorrei che chi difende la precarizzazione istituzionalizzata del lavoro riflettesse sugli abusi e sui danni, anche psicologici. Quanti episodi di cronaca oggi hanno alla base la disperazione da lavoro! Quanti distretti hanno avuto uno sviluppo vertiginoso delle attività criminose, subito dopo la chiusura di stabilimenti produttivi? Vivo a Napoli, ma a Torino, Milano, Trieste non è diverso...

G. I. 08.03.2006 21:50